Da quando sono qui non li ho mai visti smettere di crescere, studiare e migliorarsi con ammirabile determinazione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Da quattro anni si impegnano anche alla realizzazione di spettacoli di tango grazie al contributo e all'appoggio di altri ballerini e musicisti (argentini). Questo week-end si è tinto dei colori del tango grazie al loro impegno e chi ama il tango se ne rallegra. La mia formazione artistico-semiologico-estetica mi forza a non vedere solo pregi ma in questo caso, l'entusiasmo e l'amicizia che mi lega ai protagonisti mi ha fatto godere soprattutto delle luci a danno delle ombre. La struttura riprende la comune alternanza di quadri ora di ballo ora di musica propria della maggioranza degli spettacoli di tango. Due le voci soliste, maschile e femminile, tre i musicisti, chitarra, tastiere e violino (il violinista è un bambino che noi diremmo 'prodigio!'), 4 coppie di ballerini più una coppia di chacarera e zamba più due coppie di bambini minorenni! Il tutto è impreziosito da luci a forte connotazione evocativa in uno schema minimale ma efficace. Che dire...vi lascio alcune immagini:
lunedì 29 ottobre 2007
SPIRIT OF TANGO - EVOLUTION TANGO SHOW
Finalmente uno spettacolo di Tango qui a Dallas. Mi ero persa Forever Tango che è passato da Dallas a settembre e sentivo il bisogno di show! E non c'è di meglio di uno spettacolo fatto da amici per condiverderne e assoporarne tutto il sapore. Sono di parte nel giudizio su questo spettacolo ma credo che pochi avrebbero da ridirne. E' uno spettacolo sbocciato dalla buona volontà e dal talento specialmente di una giovane e promettentissima coppia tanguera: George and Jairelbhi Furlong.
Da quando sono qui non li ho mai visti smettere di crescere, studiare e migliorarsi con ammirabile determinazione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Da quattro anni si impegnano anche alla realizzazione di spettacoli di tango grazie al contributo e all'appoggio di altri ballerini e musicisti (argentini). Questo week-end si è tinto dei colori del tango grazie al loro impegno e chi ama il tango se ne rallegra. La mia formazione artistico-semiologico-estetica mi forza a non vedere solo pregi ma in questo caso, l'entusiasmo e l'amicizia che mi lega ai protagonisti mi ha fatto godere soprattutto delle luci a danno delle ombre. La struttura riprende la comune alternanza di quadri ora di ballo ora di musica propria della maggioranza degli spettacoli di tango. Due le voci soliste, maschile e femminile, tre i musicisti, chitarra, tastiere e violino (il violinista è un bambino che noi diremmo 'prodigio!'), 4 coppie di ballerini più una coppia di chacarera e zamba più due coppie di bambini minorenni! Il tutto è impreziosito da luci a forte connotazione evocativa in uno schema minimale ma efficace. Che dire...vi lascio alcune immagini:








Da quando sono qui non li ho mai visti smettere di crescere, studiare e migliorarsi con ammirabile determinazione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Da quattro anni si impegnano anche alla realizzazione di spettacoli di tango grazie al contributo e all'appoggio di altri ballerini e musicisti (argentini). Questo week-end si è tinto dei colori del tango grazie al loro impegno e chi ama il tango se ne rallegra. La mia formazione artistico-semiologico-estetica mi forza a non vedere solo pregi ma in questo caso, l'entusiasmo e l'amicizia che mi lega ai protagonisti mi ha fatto godere soprattutto delle luci a danno delle ombre. La struttura riprende la comune alternanza di quadri ora di ballo ora di musica propria della maggioranza degli spettacoli di tango. Due le voci soliste, maschile e femminile, tre i musicisti, chitarra, tastiere e violino (il violinista è un bambino che noi diremmo 'prodigio!'), 4 coppie di ballerini più una coppia di chacarera e zamba più due coppie di bambini minorenni! Il tutto è impreziosito da luci a forte connotazione evocativa in uno schema minimale ma efficace. Che dire...vi lascio alcune immagini:
martedì 23 ottobre 2007
Milonga Tè e Pasticcini a Houston

Houston è una città enorme, 5 milioni di abitanti nell'aerea metropolitana, la quarta città degli Stati Uniti per grandezza. La popolazione tanguera è come sempre un'esigua ma fondamentale parte della torta e qui è anche molto attiva. Se la compariamo a Dallas, poi, ha una densità di popolazione tanguera superiore! Infatti la milonga che ho visitato era molto affollata (30-40 persone) sebbene si trattasse di un posticino piccolo piccolo. Si tratta di una Sala da Tè che serve tutti i tipi di tè e diverse pietanze che combinano elementi di cucina giapponese, italo-argentina e americana. Un miscuglio che rende bene. Si balla gratis nel mezzo della sala, tra l'uscita e il bacone; per questo dico che è scomodo: mentre balli non sai se fermarti a bere qualcosa, afferrare una barretta di cereali o uscire a ballare in mezzo alla strada! Si ballerebbe dalle 9 a 12pm tutti i venerdi. Uso il condizionale perché in realtà fino alle 10pm nessuno si smuove; si mangia e si beve e si ascolta il tango in sottofondo. Finalmente inizia ad arrivare gente, si abbassano le luci e si comincia. Di solito qui, in Texas, chi organizza una milonga è molto cordiale ed accogliente, soprattutto con le persone nuove, i forestieri. A questa milonga, ahimé, abbiamo ricevuto gli onori di casa da chi non organizzava la serata, ma, diciamo, dai rivali di chi organizzava. Strano, no? Non tanto, se si pensa che queste anime hanno meno di 30anni e sono molto molto aperti (pure troppo); vogliono conoscere persone nuove; vogliono imparare stili diversi; frequentare i festival etc. Chi organizzava aveva invece, tutta l'aria di chi si tiene stretto il lenzuolino tanguero e crede che il forestiero sia per definizione sintomo di innovativa invasione. Ma forse tutte queste sono mie supposizioni e semplicemente non si è data importanza alla presenza di nuove persone. Questa è la regola in Italia quindi, non mi sorprendo più di tanto. Mi dispiaccio un pochino. In compenso, come dicevo, altre persone si sono fatte avanti e molti tangueri mi hanno invitata. E questo è tipico americano, beata me!
lunedì 15 ottobre 2007
BIRTHDAY MILONGA - NON C'E' SCAMPO
Chissà quali beffarde congiunture astrali si adoperano al fine di far cadere il giorno del mio compleanno sempre in un giorno di Milonga. Sarà perché, per me, ogni giorno sarebbe giorno di Milonga? Chi sa. Comunque sia, non amo molto la tradizione portena legata ai compleanni. O meglio: adoro vederlo fare agli altri ma non mi esalta l'idea di mettermi in coda per ballare e soprattutto quella di essere la spupazzata di turno. Fatto sta che, vuoi un anno per ingenuità, vuoi un anno per amicizia, vuoi un anno per il dispetto di un piccione viaggiatore, mi trovo sempre tra le braccia del millepiedi danzerino. Il fatto è, che per me, il tango è un affare personale, intimo, un momento che condivido solo con il tanguero. L'idea di ballare per gli altri mi fa strano. Chiuso il cappellone introduttivo mi appresto a raccontare i fatti. Venerdi 12 ottobre, il giorno prima del compleanno, ho organizzato una milonga che finiva astutamente a mezzanotte (la media delle milongas americane). Gli amici hanno fatto in tempo a cantarmi l'"Happy Birthday" sulle note dell'ultimo tango. Felice di aver raggirato l'ostacolo, sabato vado ad un'altra milonga organizzata da tutt'altra gente e quindi all'oscuro della ricorrenza. Arrivo, pago e la tanguera che organizza, parlando rigorosamente in spagnolo
(si dà sempre per scontato che un italiano, specie se tanguero debba capire lo spagnolo) mi dice tra le altre cose, "¡feliz cumpleaños!". Alché i miei piedi, in retromarcia spontanea, mi hanno costretto a una brusca manovra di controllo onde permettere alla lingua di articolare un curioso "Who told you?" al quale sono seguiti primitivi accenni pre-verbali dai quali si deduceva un "e mo' te lo dico a te?". E come Maryl Streep in "La morte di fa bella" ho fatto la mia entrata. Gran serata con ospiti d'onore gli argentini Nito ed Elba. Tutto sembrava potesse andare liscio come il pavimento. Non si vorrà mica fare sta cosa del compleanno in una serata come questa? Dai...non ci sta!! E invece secondo loro ci stava perché al tipico momento degli annunci odo 'ste parole: "But tonight we also have a birthday girl and I hope you, Malena, don't mind". "I MIND!!!!"
(Che poi a scherzo del destino vuol dire anche "obbedisco"). Credetemi che la buchetta faidate di salvataggio sarebbe stata la manna, invece, sempre con i piedi in fuga mi alzo e conquisto sogghignando il centro della sala. Ok, mi dico, ora faccio sto tango e festa fatta. Sì, è andata così. Più o meno. Come nella vita, anche nel tango, ci sono sempre delle complicazioni e quindi: prima mi sono beccata una serie di smancierie da parte della tipa che poco poco e mi trasformo in un souvenir de l'Italy, e poi col sorriso modello paralisi da stress, guardo dietro di me e vedo il millepiedi con la testa già in marcia verso di me. Ci sono voluti due tanghi, la gola secca e le mani congelate per portare a termine la tradizione. Poi un batter di ciglia e mi sono ripresa; a ballare! Poco dopo tutto si è fermato ancora ma stavolta per un'esibizione vera. Nito e Elba hanno ballato due soli tanghi e il primo si è interrotto due volte per uno sfigatissimo guasto tecnico. Non amo questa coppia per due ragioni: la prima è di puro gusto tanghero, non mi soddisfano né come milongueri né come tangueri da salon; l'altra è come sono soliti finire l'esibizione. Io li ho visti solo due
volte dal vivo, ma è sufficiente per aver notato una coazione a ripetere. Si tratta del modo in cui Nito lancia (o scaraventa) via da sé Elba alla fine del tango. Non c'è nessuna esigenza espressiva legata allo sviluppo del loro tango per farlo, almeno io non la vedo, eppure ogni volta lo fa. Pare un burattinaio che butta via il burattino. Quando mai? Se poi pensi che sono anche coppia nella vita, ti viene la tristezza. Ma forse Elba queste cose non le pensa, non le vede, e non le sente così. Rimane lo show. E quello che a me arriva è un'emozione estranea al Tango. Un'emozione che ha a che fare con l'indifferenza. Allora ripenso al bacio di Osvaldo a Coca alla fine di ogni esibizione e mi distendo.
Anche quest'anno è andata!
(Che poi a scherzo del destino vuol dire anche "obbedisco"). Credetemi che la buchetta faidate di salvataggio sarebbe stata la manna, invece, sempre con i piedi in fuga mi alzo e conquisto sogghignando il centro della sala. Ok, mi dico, ora faccio sto tango e festa fatta. Sì, è andata così. Più o meno. Come nella vita, anche nel tango, ci sono sempre delle complicazioni e quindi: prima mi sono beccata una serie di smancierie da parte della tipa che poco poco e mi trasformo in un souvenir de l'Italy, e poi col sorriso modello paralisi da stress, guardo dietro di me e vedo il millepiedi con la testa già in marcia verso di me. Ci sono voluti due tanghi, la gola secca e le mani congelate per portare a termine la tradizione. Poi un batter di ciglia e mi sono ripresa; a ballare! Poco dopo tutto si è fermato ancora ma stavolta per un'esibizione vera. Nito e Elba hanno ballato due soli tanghi e il primo si è interrotto due volte per uno sfigatissimo guasto tecnico. Non amo questa coppia per due ragioni: la prima è di puro gusto tanghero, non mi soddisfano né come milongueri né come tangueri da salon; l'altra è come sono soliti finire l'esibizione. Io li ho visti solo due
volte dal vivo, ma è sufficiente per aver notato una coazione a ripetere. Si tratta del modo in cui Nito lancia (o scaraventa) via da sé Elba alla fine del tango. Non c'è nessuna esigenza espressiva legata allo sviluppo del loro tango per farlo, almeno io non la vedo, eppure ogni volta lo fa. Pare un burattinaio che butta via il burattino. Quando mai? Se poi pensi che sono anche coppia nella vita, ti viene la tristezza. Ma forse Elba queste cose non le pensa, non le vede, e non le sente così. Rimane lo show. E quello che a me arriva è un'emozione estranea al Tango. Un'emozione che ha a che fare con l'indifferenza. Allora ripenso al bacio di Osvaldo a Coca alla fine di ogni esibizione e mi distendo.Anche quest'anno è andata!
sabato 6 ottobre 2007
lunedì 1 ottobre 2007
lunedì 17 settembre 2007
BITTER TASTE
Non è piacevole doverlo ammettere ma qui a Dallas la Milonga è un ambiente più disteso, amichevole e conseguentemente anche più divertente di quello che ho ri-vissuto in Toscana quest'estate.
Io ballo per passione. Non ballo per esibirmi. Ammetto che mi piace quando mi si fanno i complimenti. Quando mi si dice: "Mi fai sentire come a Buenos Aires" o "E' un piacere vederti ballare" etc. Soprattutto se sono donne a dirti cose carine. In fondo si sa che le lusinghe degli uomini durano nel cuore (almeno nel mio perché non c'è spazio) il tempo di un grazie. Mi fa piacere, tanto, ma non è quello che cerco nel tango. Quello che mi si dà, avviene durante il tango stesso e non prima e non dopo. E solo con certi tangueri lo si sente. Non per questo scelgo io con chi ballare. Anzi. Ballo con tutti. Anche con gli assoluti principianti. Lo siamo stati tutti. Mi basta un approccio gentile ed educato.
A maggior ragione, mal digerisco, l'aria da 'Gran Esibizione' che si respira in molte milongas italiane. Vorrei davvero che si pensasse al tango come qualcosa di molto più intenso di un'occasione in cui sfoggiare il proprio narcisismo. Di qualcosa più interessante dei nuovi passi imparati all'ultimo stage con il nuovo super VIP del Neo Tango. Qualcosa di più reale di una vetrina. Qualcosa di più umano di una competizione. Qualcosa di più TANGO.
Anche qui, in milonga, si mischiano tutti questi ingredienti di Anti-Tango. La differenza è che si portano con una leggerezza che non infastidisce. Non li si cela dietro nessuno snobismo. Li si manifesta nei comportamenti con ingenuità. Ed è per questo, credo, che qui mi rilasso e mi diverto. Tutti ballano con tutti e i nuovi arrivi sono subito integrati e benvenuti nella comunità. C'è rivalità tra le scuole e ci sono le mille guerre all'ultimo tango ma se tu ti poni trasversalmente perché te ne freghi de 'sta roba, ne esci indenne e non emarginato.
In Italia esistono certo mille situazioni diverse. Il mio non è un discorso che condanna le milonghe italiane. In Italia, la bravura media dei ballerini è nettamente superiore e la popolazione tanguera è numericamente imparagonabile rendendo gli eventi ovviamente più frequentati e interessanti. Le guerre tra le scuole, però, le alleanze e la rivalità hanno infestato l'aria di tensione. I circoli di casta sono praticamente inaccessibili. O sei con noi o sei, non dico contro, ma al di fuori della nostra sfera. E tutto diventa più triste. Lo scambio di esperienze e di punti di vista diversi stanno alla base della crescita di una comunità. La differenza è una ricchezza che nell'omogeneità o ripetitività delle associazioni chiuse, svanisce.
Per esperienza so che quando una passione diventa un lavoro può perdere luce e autenticità. Forse è in questo modo che non ci si diverte più in milonga.
Io ballo per passione. Non ballo per esibirmi. Ammetto che mi piace quando mi si fanno i complimenti. Quando mi si dice: "Mi fai sentire come a Buenos Aires" o "E' un piacere vederti ballare" etc. Soprattutto se sono donne a dirti cose carine. In fondo si sa che le lusinghe degli uomini durano nel cuore (almeno nel mio perché non c'è spazio) il tempo di un grazie. Mi fa piacere, tanto, ma non è quello che cerco nel tango. Quello che mi si dà, avviene durante il tango stesso e non prima e non dopo. E solo con certi tangueri lo si sente. Non per questo scelgo io con chi ballare. Anzi. Ballo con tutti. Anche con gli assoluti principianti. Lo siamo stati tutti. Mi basta un approccio gentile ed educato.
A maggior ragione, mal digerisco, l'aria da 'Gran Esibizione' che si respira in molte milongas italiane. Vorrei davvero che si pensasse al tango come qualcosa di molto più intenso di un'occasione in cui sfoggiare il proprio narcisismo. Di qualcosa più interessante dei nuovi passi imparati all'ultimo stage con il nuovo super VIP del Neo Tango. Qualcosa di più reale di una vetrina. Qualcosa di più umano di una competizione. Qualcosa di più TANGO.
Anche qui, in milonga, si mischiano tutti questi ingredienti di Anti-Tango. La differenza è che si portano con una leggerezza che non infastidisce. Non li si cela dietro nessuno snobismo. Li si manifesta nei comportamenti con ingenuità. Ed è per questo, credo, che qui mi rilasso e mi diverto. Tutti ballano con tutti e i nuovi arrivi sono subito integrati e benvenuti nella comunità. C'è rivalità tra le scuole e ci sono le mille guerre all'ultimo tango ma se tu ti poni trasversalmente perché te ne freghi de 'sta roba, ne esci indenne e non emarginato.
In Italia esistono certo mille situazioni diverse. Il mio non è un discorso che condanna le milonghe italiane. In Italia, la bravura media dei ballerini è nettamente superiore e la popolazione tanguera è numericamente imparagonabile rendendo gli eventi ovviamente più frequentati e interessanti. Le guerre tra le scuole, però, le alleanze e la rivalità hanno infestato l'aria di tensione. I circoli di casta sono praticamente inaccessibili. O sei con noi o sei, non dico contro, ma al di fuori della nostra sfera. E tutto diventa più triste. Lo scambio di esperienze e di punti di vista diversi stanno alla base della crescita di una comunità. La differenza è una ricchezza che nell'omogeneità o ripetitività delle associazioni chiuse, svanisce.
Per esperienza so che quando una passione diventa un lavoro può perdere luce e autenticità. Forse è in questo modo che non ci si diverte più in milonga.
venerdì 7 settembre 2007
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