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sabato 20 ottobre 2012

Untori

Musicalizzo da qualche anno ormai, con gioia, passione, soddisfazione, a tratti fatica ma tanto entusiasmo. Ho cominciato a farlo per caso in una grande citta' americana e ho continuato a farlo, prima ancora per caso e poi  per acclamazione in un'altra grande citta' europea. Tutte le date che ho fatto e che faccio sono il frutto di passaparola. Non pretendo di essere considerata una professionista ma sono per carattere una persona seria ed affidabile, che prende sul serio quello fa anche se con il sorriso e la leggerezza dovuti.

E' bello quando vedi la sala gremita divertirsi e i ballerini finire una tanda vociando di entusiasmo...ti fa sentire bene. E' brutto quando una che viene dal nulla, mai vista e conosciuta, ti si para davanti e ti dice: la tanda che hai fatto era brutta e non mi e' piaciuta per niente.
E' brutto quando un "amico", una persona che tu pensavi potesse solo avere buone parole per te, perche' italiano come te, perche', tu credevi, non avesse motivi, per essere contro di te, si inventa errori che tu invece non hai fatto e poi al confronto non sa sostenerli ne' specificarli, perche' sono bugie ma che nel frattempo ha spalmato da un orecchio all'altro infetidendo col marciume che porta presso a se' il tuo piccolo spazio di gloria.

Ora, confesso che non mi piace essere criticata ma crescendo ho imparato a valorizzare le critiche, quelle pero' belle, quelle fatte con interesse, se non con amore, costruttive, insomma. Sinceramente ho trovato la signora estremamente sgradevole e maleducata e anche arrogante perche', diciamolo, chi se ne frega di cosa piace a UNA persona in una milonga con un centinaio di persone? Sono la prima a cercare di andare incontro al gusto dei ballerini, di ascoltare la febbre della sala, di assecondare le richieste se possibile, ma se dovessi dare retta a ognuno di loro non avrebbe senso il mio lavoro, tra l'altro meticoloso e ben studiato gia' da casa.

La domanda mi sorge spontanea: perche'?Perche' cospargere la negativita' che evidentemente uno si porta dentro? Come per il sedicente amico anche. Da qui mi e' venuta la similitudine con l'untore. Mi dispiace incontrare persone che stanno cosi' ridotte da non poter far a meno di sputare veleno quando parlano, anche se nessuno le ha interpellate, anche se non serviva a niente se non a ferire un'altra persona.
E' brutto perche' oggi scrivo un post su di loro invece che su tutte le altre persone che mi hanno riempito di lodi e che mi vogliono semplicemente bene perche' non c'e' motivi di voler male nella vita gia' abbastanza complicata di per se'.

Per chi si fosse incuriosito la tanda criticata era di Roberto Firpo:
Didi
Flor de tango
Sabado Ingles
Montevideo



lunedì 15 ottobre 2012

El CumpleVals

Che fortuna! Nei miei anni 9 di tango mi pare mi sia capitato in totale 4 volte...Non male!Io adoro festeggiare il compleanno in milonga perche' ormai il tango e' parte di vita quotidiana e come tanguera non chiedo piu' bel regalo del cumplevals. Per i neofiti alla lettura, in breve:

"Dicesi cumplevals un vals di onore ballato da un tanguero o una tanguera rigorosamente nel giorno del suo compleanno, con chi della sala abbia voglia di festeggiarlo/a".

Alle volte si forma una fila e uno alla volta i ballerini si succedono all'abbraccio della tanguera fortunata che venerdi scorso, nello specifico sono stata io. Se sono tanti, come eran venerdi si puo' concedere anche un secondo vals, come e' stato per la gioia della sottoscritta. El codigo tanguero vuol anche che ad aprire le danze e se possibile anche a chiuderle, sia il compagno bailarin della mujer. Se il festeggiato lo desidera puo' fare una richiesta al dj; io non ci avevo pensato ma li' per li' mi e' venuto da chiedere questo vals:



Perche' un po' lo sono...loca de amor por el tango!

mercoledì 4 luglio 2012

Fai tango?

Alle volte la vita mette a dura prova la nostra pazienza ma proprio in queste situazioni io mi sento chiamata a un'esercitazione zenyogamantrica e la affronto come una vera prova di equilibrio e stabilita'. Sabato sono andata a vedere uno spettacolo nel bosco: uno spettacolo di teatro, con un palco e panche adagiate su una tribuna naturale. Il posto magico, lo spettacolo meno ma io mi sentivo felice e serena.
Dopo lo spettacolo incontriamo un amico italiano e mentre ci appropinquiamo a bere spumante secco con succo di sambuco (bono!), il nostro movimento e' intercettato da un'altra italiana, mai vista e conosciuta che mi sbarra la strada e con un inconfondibile accento irritante gia' di per se', mi punta la lampada addosso e comincia a mitragliarmi di domande. Ve le risparmio tutte ma questa, secondo me, doveva essere messa agli atti:

"Mi ha detto tizio che anche tu FAI tango? Ma che FAI?"

Io, stordita gia' da una ventina di minuti, avanzo uno spontaneo:
"Come che faccio? Ballo!O cosa?"

"No, perche' io sono insegnante di tango nuevo a Parigi, capito?"
"Ah..ecco. Ora e' chiaro! Io invece non FACCIO niente, BALLO e basta."


Sara' una sottigliezza linguistica che molti non noteranno ma io credo che associare il verbo FARE al tango sia pensarlo esattamente come una qualsiasi altra attivita'.

Vedo gente Faccio cose...

E la ciliegina (o bacca di sambuco):
"Lo so che i tradizionalisti ci odiano, ma per me il nontango e' l'evoluzione del tango"..."Sai io e' da molto tempo che ballo, sono tre anni ormai."

Da dentro e' partito un movimento invisibile ma netto, una mano che si leva alta nel cielo, elegante e repentina descrive un'ampia iperbole con accento finale e un sottofondo sonoro che bisbiglia: mavaffanculo!

lunedì 19 settembre 2011

Sì, sì e sì

Mai giudicare dalle apparenze.(?)

Sono di recente stata al Festival di Fivizzano. Dopo tanti anni, sono riuscita ad esserci e devo dire con anche un certa soddisfazione. Mi sono fatta solo una serata, per cui il mio giudizio si limita a questo, però del concerto dell'Orchestra Hyperion e dell'esibizione di Erna y Santiago Giachello si può solo parlar bene. Klasse!
Mi sono divertita e per me, che non amo i Festival, è un ottimo risultato.

Certo ai Festival non è facile, per una tanguera, orientarsi nella giungla di ballerini sconosciuti. E se vado a un Festival, è per ballare con gente che non conosco, no? Però poi c'è così tanta gente, che non si riesce a tener d'occhio quasi nessuno. E poi il cabeceo non lo fa mica nessuno! Succede che ti trovi semplicemente davanti un tale e devi decidere, così, sulla base di niente di significativo per il tango, se ballarci o no. Dilemma. Guardo le scarpe. Usate, bene; nuove , male. Ma non sempre! Vedo solo un mare di eccezioni. In pratica, se mi baso sull'aspetto, niente mi garantisce un'ottima tanda e se non mi ci baso, pure.
Insomma, parlando per assurdo, se un Chicho mi invitasse e io non sapessi chi è, guardando all'aspetto, potrei anche dire di no!
Quindi, come tanguera, mi sono auto imposta la regola di dire, nel dubbio e solo nel dubbio, .
anche se c'hai una camicia inguardabile, ai jeans coi brillantini, ai vecchi, ai giovani, ai convinti, agli impacciati, ai brutti, ai goffi, ai belli.
Che me frega a me di come ti vesti? A me interessa il tuo tango. Non come balli, ma il tuo tango.

Un tango non si nega a nessuno.

Uno però.

PS - E' d'uopo specificare che esiste un'eccezione: No ai maleducati! A quelli che ti bussano sulla spalla o ti invitano con aria di sufficienza. NO! Perché per me, è già chiaro: tu e il tuo tango, di qualsiasi livello, non mi interessate.




lunedì 2 maggio 2011

SANTA CORTINA

Ormai è diffusa ovunque l'usanza di non passare più le cortine durante le milonghe. Personalmente trovo questo e altri costumi (in espansione peraltro), non consoni alla struttura della milonga e per quanto possibile, ne voglio ribadire l'importanza della cortina e chiedere a chi organizza una milonga di rifletterci su.



In difesa della preziosa cortina vi dirò che:
  1. è un'importante pausa musicale che avvisa i ballerini dell'imminente cambiamento di tanda e quindi, possibilmente di ritmo, di orchestra e come previsto, anche dell'arrivo di milonga o vals.
  2. è un momento di respiro: non tutti coloro che ballano sono preparati atleticamente e alle volte una pausa fa davvero riprendere fiato, soprattutto dopo le milonghe. Non sempre fa piacere, però, mostrare questa fatica al partner tanghero e la cortina ci dispensa.
  3. è il lasciapassare diplomatico per chi non ha più voglia di ballare con il/la tal tanghero/a: alla fine della tanda è lecito sfoderare un bel sorriso e dire 'grazie' per poi tornare al proprio posto. Nel mezzo di una tanda, o nel mezzo della infinita sequenza proposta senza cortine, invece si possono creare malintesi e imbarazzi.
  4. Ascoltare un ritmo diverso anche pochi secondi è salutare per l'orecchio, in senso di godimento musicale, aiuta ad apprezzare di più la musica.
  5. è il momento di pausa e quindi spendibile come si vuole: per fare due parole, per andare in bagno, fumare etc
  6. serve per contare meglio l'alternanza delle tande e quindi prevedere l'arrivo delle milonghe e dei vals e quindi scegliere al meglio il ballerino da adocchiare!
Convinti?
Lo spero...

lunedì 11 aprile 2011

venerdì 26 novembre 2010

TANGO? A LITTLE WORLD

Il Tango è tra l'altro occasione di incredibili coincidenze. Poco tempo fa in una milonga qui in Germania, ballando con un tedesco ma forestiero in questa città, vien fuori il nome del mio migliore amico tanguero italiano che lui aveva conosciuto l'anno prima a Buenos Aires. In fondo l'ambiente non è così grande, anche se in forte espansione e poi sicuramente i tangueri sono gente che si muove, si sposta, migra anche solo per ballare in un posto nuovo e questo facilita scambi e incontri. Ma la coincidenza più grande fu senz'altro quando abitavo a Dallas qualche anno fa. Non appena trasferita mi organizzai quanto prima per andare in milonga. Era Halloween e ne racconto in questo post. Quello che però mi ritorna sempre in mente, tra tutte le disavventure, è proprio che la prima persona con cui ballai là era un ballerino incontrato due anni prima a Buenos Aires, dove lui, come me si trovava in vacanza! Siamo diventati ottimi compagni di tango e per tutto il tempo che ho vissuto a Dallas non ha mancato mai di invitarmi.

Ecco, qui devo fare un inciso: in Germania questo manca. Cosa? La voglia vera di ballare con qualcuno che se c'è, non vai via prima di averci ballato. Nascosta sotto coltroni e cappotti e affogata nella birra? Può essere, di fatto anche qui, non posso non confermare lo stereotipo e ammettere la discreta freddezza del carattere teutonico. Intendiamoci, non è sempre così ma gli sprazzi di entusiasmo o di manifesta passione (che non ha niente a che vedere con atti osceni o avances) sono mosche bianche che volano per la milonga. Mi manca questa cosa e non a caso per magia, alle volte ballando con qualcuno, all'improvviso torna quella sensazione, un attimo forse, ma c'era. Alla fine del tango guardo negli occhi il ballerino e capisco: "Ah! Non sei di qui...E di dove?". Mah..a scelta: argentino, italiano o spagnolo...alle volte turco o greco...ma insomma avete capito!

E invece io ne conosco di tangueri appassionati col senso del beat dalla punta dei capelli ai piedi. Quando vedo gente che balla così...per sport provo un certo rammarico per loro ma forse la mia è solo presunzione e in realtà ognuno il tango se lo vive dentro. In fondo come faccio io a sapere cosa sentono nel cuore? Vero...però è anche vero, che se questo qualcosa te lo tieni cucito nelle tasche io, che ballo con te, non lo potrò mai sentire e cosa c'è di più sprecato di un'emozione non condivisa? Specialmente nel tango! Il mio tanguero preferito a Dallas, di colore tanto per rimanere nell'ovvio, aveva dentro questa roba e quando mi invitava sentivo già solo nel gesto del cabeceo, l'unicità del momento, una sorta di affinità tanguera elettiva.

Io invito te come mia perfetta tanguera, in questo e per questo preciso tango ora e per sempre finché cortina non ci separi.

Mi chiedo spesso se il tango mi regalerà mai l'emozione di ballare ancora con lui in qualche milonga del mondo. Il tango VERO o almeno il mio tango vero è così, meravigliosamente crudele come l'amore: tu incontri qualcuno, nello spazio di un tango: nasce tutto e poi addio.

mercoledì 3 novembre 2010

MILONGA DESERTA.MA PERCHE'?

Purtroppo capita. E qui, capita spesso. C'è chi la chiama coincidenza, chi concorrenza, chi boicottaggio. Non lo so; quel che io so, è che spararsi 200km tra andata e ritorno per andare a ballare in una milonga dove trovi al massimo dieci coppie, di cui 7 magari principianti, sigilla una serata definivamente definibile 'da dimenticare'. A me dispiace, perché alla fine questa di cui parlo, (non ne faccio il nome per non contribuire ulteriormente al suo declino) è una bella milonga, in un bel posto, su un lago, organizzata da una coppia di ballerini argentini che insegnano nella zona, a sud di Monaco. La sala è molto grande, con il parquet, il bar, la terrazza sul lago e pure il ristorante per chi lo desiderasse, al piano di sopra. Il dj era assolutamente rispettabile. Ingredienti della ricetta soddisfatti, eppure, il dolce, potevi anche buttarlo!

Ma perché il tango deve funzionare in questo modo bizzarro? Sembra quasi, a guardarlo dall'esterno, che si decida a priori se far funzionare, appoggiandola e supportandola, una milonga nuova. Come a esercitare un potere di zona, come fanno i clan. Questa è una cosa che ho sempre notato, ovunque nel mondo mi sono spostata. Ne ho parlato spesso perché la percepisco come un'ingiustizia. Non è la pura legge del mercato che regna, ma quella del passaparola e del condizionamento esercitati dalle scuole di tango. E' difficile per un principiante avere le idee chiare sin dall'inizio e saper decidere dove andare o no, e anche giudicare chi merita e chi no. Io sono uno spirito per natura 'staccato'. Indipendente nel pensiero per vocazione ma anche per paura dell'alternativa. Di conseguenza, mi piace avere potere e controllo sulle mie decisioni. E decido dove andare, sulla base dell'esperienza, in primis.

Sabato scorso sono andata sul sicuro, a Monaco. Una milonga estremamente affidabile, La Tierrita. Sempre piena, ottima musica, ottimo livello etc. C'era l'esibizione che io definirei l'Esibizione dell'Anno: Damian Rosenthal y Céline Ruiz; senza ombra di dubbio tra le 10 coppie più preparate e interessanti del tango oggi. Eppure la sala era abbastanza sguarnita. Ho ballato, mi son divertita, perché là è sempre così, e lo show ha nutrito la mia anima tanguera ma mi son più volte chiesta dove fossero gli amanti del tango in una serata come quella. Almeno quelli della città, perché il sabato a Monaco ci sono solo due vere milongas. Il resto è discotango; non so se mi spiego.

E voi mi direte: e che te ne frega? Stimmt. Alla fine dei conti, non molto.

Baila e lascia bailar! (mantra del mese)

Ormai tanto è chiaro, che quando si parla oggi di tango
, non si parla, ncessariamente, della stessa roba.

E ora godiamoci un'altra volta questa milonga:




lunedì 20 settembre 2010

MIRADA E CABECEO

Chiariamola questa cosa: questo punto del codice tanguero non è roba d'altri tempi, checché ne dicano i nuovi maestri, le nuove scuole e chi per loro.

Lo sguardo è un grande strumento in mano ai tangueri e alle tanguere che possono esercitare la Scelta in modo libero e dicreto senza sentirsi 'vittime' l'una dell'altro. Senza, è la mujer a pagarne le spese più care, perché rimane vittima di quel latente maschilismo così evidente per i profani: sono io, uomo, che ti invito, sono io che guido, sono io che ti riporto al posto. Se questo deve essere il nuovo andazzo, allora ben vengano le donne che invitano; attenzione però perché entrambi hanno perso la possibilità di una scelta reciproca e anche di essere rifiutati senza dare nell'occhio. La mirada è un'esca che la donna e l'uomo lanciano per scegliersi. Poi se il tanguero o la tanguera preso di mira, appunto!, ci sta, bene, sennò si passa ad altro. Nuova mirada e possibile cabeceo di risposta.

Quando l'uomo, o la donna, si alza dal suo posto, magari attraversa tutta la sala e si pianta davanti a te, o tu lo conosci, siete amici o avete una relazione tanguera stabile, e allora va bene, ma se non ci pensavi proprio a ballare con lui o magari lo conosci anche e ti sta per qualche motivo sulle balle, ecco allora sorgono i problemi. Si crea una situazione imbarazzante: dico di no, rispettando il codice così magari la prossima volta ci penserà o accetto e mi faccio una tanda controvoglia? Entrambe le decisioni non sono immuni da conseguenze. Se non accetto e lui ha poca dimestichezza col codice etc, la prenderà male e potrebbe quindi nascere una discussione ancora più imbarazzante. Se accetto, posso trovarmi ancora in imbarazzo sia se alla fine del primo brano volessi interrompere la tanda, sia se decidessi di prolungare la sofferenza fino alla fine. Io accetto sempre (salvo casi limite) perché spero sempre di sorprendermi e trovare il super tanguero che non avevo notato ma mi piace proprio.

Trovo però non sia necessariamente da condonnare la donna che cerca di far rispettare i suoi desideri. Perché alla fine di questo si tratta. Il tango è desiderio: desiderio di unirsi in un abbraccio per quella tanda. La tanguera va in milonga pensando ai milongueri che potrebbe incontrare e a quali tande vorrebbe ballare con ognuno di loro. Questo almeno in teoria. Di fatto io non ci riesco mai perché parto sempre con le migliori intenzioni ma poi: uno, io non sono brava nella mirada (mi scoccio a fissare!) due, sono pochi gli uomini che si avvalgono del cabeceo, e tre, sono praticamente inesistenti qui i tangueri che invitano su tanda. (A Dallas avevo invece un paio di ballerini perfetti in questa cosa!). In più, c'è da dire, che sono praticamente inesistenti le milongas che hanno una struttura tale da favorire l'innesco di questo meccanismo di sguardi e quindi spesso mi ritrovo con gli uomini alle mie spalle. E qui non posso esimermi dal raccontare che in quel di Firenze (rinomata città conservativa fino allo snobbismo) proprio un tanguero navigato mi invitò bussandomi sulla spalla. Dissi di sì ma trovo sia alquanto inconciliabile con le buone maniere del tango.

Presentandomi in milonga sempre in coppia, come tanguera, ho vita difficile. Ricordo che a Buenos Aires dovevamo proprio separarci se volevamo ballare con gli altri. Qui, i più rispettosi, chiedono il permesso del mio tanguero per invitarmi e lo ringraziano quando mi riportano a posto. Mosche bianche a rischio di estinzione. Peccato perché non c'è cosa più importante per una donna del sentirsi rispettate soprattutto in un posto, dove si dona il cuore anche se solo per lo spazio di un tango.

martedì 7 settembre 2010

RICETTA PER UNA BUONA MILONGA




E ditemi come si fa a non essere d'accordo...

lunedì 28 giugno 2010

IL TANGO A REGENSBURG

Altro giro altra corsa; questa volta per la Germania, alla scoperta di altre e suggestive milonghe. Così almeno era la mia intenzione e devo dire che il posto di per sé ha mantenuto la promessa. La città, il cui nome italiano è Ratisbona, è molto accogliente e con una bella giornata di sole come è stata sabato, ti dà la possibilità di girare a naso in su senza mèta, scoprendo comunque angoli, piazze, piazzette, chiese e palazzi che seppur bavaresi, sanno molto di italiano.

Scoprire nuovi posti attraverso il tango è la mia attività preferita ultimamente, e mi rende ancora più tangotossica :)

La milonga che ho scelto come traino, è una milonga che si organizza all'aperto e questo già la rende, qui in Germania, un evento abbastanza raro; in più si svolge nel cortile interno di quello che credo sia stato un monastero e che ora è sede di una scuola Montessori. Parte del ricavato va a sostegno della scuola stessa.

Come si è già capito, sulla location non ho niente da dire. Con la musica, invece, qualche problemuccio ce l'ho avuto e non per fare l'incontentabile ma perché di fatto si è proposto un concerto dal vivo di un gruppo che di fatto, non suona tango. Potrebbe anche essere una scelta piacevole, ma allora, sul programma mi aspetto una chiara descrizione che rimarchi la differenza. Se, invece, mi aspetto un gruppo di tango, tango vorrei ascoltare e soprattutto ballare. E sapete perché non c'era scritto niente sul programa? Perché per loro, fondamentalmente, è uguale! Basta sia musica ballabile!!! A me questo rattrista molto e non sono un'integralista del tango. Sono solo una che se ha scelto di ballare il tango, è perché si è innamorata del tango come musica. Ma su questo tornerò presto con un post ad hoc.

Tornando a Regensburg, aggiungo che il Tdj, che copriva gli intervalli, è un allegro ed estroverso ragazzo dell'Uruguay che ha simpaticamente ironizzato sulla sua condizione di schiavo della serata e in genere della scena tanguera locale, trovandosi spesso obbligato a passare la musica che qui, semplicemente, vogliono. A me la cosa fa molto riflettere.

Il livello medio non è granché ma ci sono dei ballerini simpatici anche se la serata, in conclusione, si è rivelata una bella cornice dagli scarsi contenuti.
Val la pena andare, per visitare la città e i suoi d'intorni lungo la valle del Danubio.

Curiosità: io ho trovato una pensione carina e vicina al centro che raccomando anche perché, ho scoperto lì, grazie alla presenza di volantini sospetti, che la proprietaria è una tanguera!

Se volete la pagina del Tango a Regensburg, cliccate.

giovedì 6 maggio 2010

POSSEDUTA

In più occasione non ho mancato di sottolineare la mia tangodipendenza. Quello che forse non ho ancora raccontato riguarda lo stato di mera possessione che vivo rispetto alla musica. Perché in milonga, a ballare dico, uno va e poi torna a casa e fino a quella successiva non balla (tranne qualche incrocio per strada o qualche gancio al supermercato). Ma la musica ti rimane dentro anche per giorni. Così, praticamente tutti i gironi, mi alzo con un tango e me lo porto a spasso finché non ci ricorichiamo insieme appassionatamente per la notte da sognare abbracciati.

Bello sì, ma anche no. Ora ad esempio, sto lavorando ma nella testa c'è lui a fare adorni e ochos. Mi distrae, mi chiama come una sirena a sé e non smette finché non cedo; come adesso che ho deciso di provare a scriverci qualcosa su. Vediamo se postandolo qui, questo tango mi lascia in pace!




Sobre el tiempo transcurrido
vives siempre en mi,
y estos campos que nos vieron
juntos sonreir,
me preguntan si el olvido,
me curo de ti.
Y entre los vientos
se van mis quejas
muriendo en ecos,
buscandote...
Mientras que, lejos,
otros brazos y otros besos
te aprisionan y me dicen
que ya no has de volver

PERFETTO!

sabato 6 marzo 2010

C.......! LE SCARPE!

Sì, può succedere. Avrei scommesso di no. Come può un arbitro dimenticare il fischietto? Come farebbe un idraulico senza il pappagallo? O lo spazzacamino senza i suoi scovoli? E ditemi voi? Come fa un tanguero a dimenticarsi le scarpe??? Impossibile. E praticamente irrealizabile quando trattasi dell'esemplare femminile, la tanguera.

Eppure è successo. Mi è successo! Ancora stento a crederci :)

Che poi me ne sono accorta proprio al momento di cambiarmi le scarpe. Definitivamente tardi. A un'ottantina di km da casa per giunta. Che fare? Diverse le opzioni:
  1. ritirarsi e fustigarsi col cilicio notte natural durante.
  2. sottrarne un paio, dopo una breve occhiata verificatrice di misura, stile, colore, a una tua simile ignara e distratta nei saluti pre-serata.
  3. chiamare le pagine gialle o Bisio per sapere dove si trova il negozio di scarpe più vicino (chissa' com'e' il Bisio tedesco?).
  4. Provare con le scarpe da ginnastica di tre numeri piu' grandi, del tuo ballerino.
  5. Ballare tutta la sera in elegante calzino nero di cotone, rigorosamente in punta di piedi.
Le ho pensate tutte, più o meno, nell'ordine e alla fine ho optato per...
Ma sì..la numero 5...Che volete? Sono una ex-teatrante abituata a stare scalza in scena e alla fine, lo ammetto, mi è anche piaciuto, un pò.

(E poi la milonga era in un teatro; nello spazio scenico di una sala di teatro. Una bella milonga.)

Solo un pò, però. Perché dopotutto non posso che riconfermare alle scarpette quel valore intrinseco di tanguitudine che innalzano lo stile e la performance stessa come nessun altro oggetto.

Non sapete che gioia rimirarle, una volta a casa. Le mie otto paia di scarpe da tango...Una volta e' sufficiente. Non vi lascero' mai piu' a casa. Promesso.

E infatti uno di loro, si e' gia' offerto in sacrificio. Ora sta da solo, al freddo, in macchina. Pronto a venire in soccorso della sua amante-padrona, qualora mai ne avesse bisogno.

martedì 17 febbraio 2009

LE ULTIME DEL TANGO AD AUGSBURG

Ultima pubblicazione 18 novembre!!! Ma come caspita vola il tempo!!!!!?????? Parrà un blog inattivo, fermo ormai sui suoi post e invece no! Eppure mi sembrava di aver chiuso con un 'torno subito' attaccato alla porta...mannaggia, le buone intenzioni sono sempre di per loro insufficienti.

Comunque il mio silenzio non ha coinciso con un silenzio tanguero, anzi, mi sono data da fare e annuncio che musicalizzerò anche qui in Germania. Mi piace farlo e poi è una goduria ballare i tanghi che ti sei scelto da solo! La milonga è quella del lunedi di cui ho parlato nello scorso post. Speriamo bene!

Ho anche partecipato a un gioco di tango! Un ibrido tra il ballo di fine anno dell'high school e il gioco dei mimi. In pratica si balla come in una normale milonga ma ai 4 lati della sala stanno 4 giudici. La musica si interrompe nel bel mezzo del tango e tutti devono fermarsi impietriti. Chi si muove, a detta dei giudici, viene eliminato. Io e il mio varon abbiamo vinto l'ingresso omaggio alla milonga di San Valentino :)

Presto ci diletteremo con una serata a tema: carnevale, tango e crisi finaziaria. Richiesto rigorosamente costume. Idee, suggerimenti?? Ho poco tempo, nessuno straccio da manomettere e troppa neve per uscire in eplorazione alla ricerca di un negozio dell'usato!!! Un caso disperato...

Tra poco ci sarà anche il festivalito di Augsburg. Se qualcuno passasse da queste parti sarò lieta di aiutarlo. Intanto lascio il LINK.

mercoledì 10 settembre 2008

VITA NUOVA

Ne è passata di acqua di mare tra i miei piedi e ora mi trovo finalmente sistemata nella mia nuova postazione. Salvo altri due traslochi da fare nel giro di 3 settimane, tutto pare essere sistemato.

Da qui, Germania, narrerò le mie avventure tanguere tedesche pronta a soddisfare le curiosità di chi continuerà a seguirmi in questi posts POST AMERICA e di chi vorrà leggermi d'ora in poi.

Il tango rimane sempre tango e anche se le lingue intorno a me continuano a cambiare io rimango fedele al mio italiano!

A presto il primo racconto tanguero!